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Illustrazione di un contatore di quota fermo a 200 richieste accanto a un modulo di richiesta barrato e ad annunci di lavoro inviati a Google

Indexing API: Google toglie il modulo per chiedere più quota. Cosa cambia

Chi gestisce un portale di annunci di lavoro conosce bene il problema. Un’azienda di Brescia cerca un magazziniere, l’annuncio va online il lunedì mattina e il venerdì la posizione è già chiusa. Se Google scopre la pagina il giovedì, l’annuncio ha lavorato per un giorno solo. Se continua a mostrarla dopo la chiusura, i candidati arrivano su una pagina scaduta e se ne vanno delusi.

Per questo tipo di pagine Google offre da anni l’Indexing API, un canale con cui il sito avvisa direttamente il motore di ricerca quando una pagina viene pubblicata o rimossa. Il 16 ottobre 2026 Google ha riscritto la documentazione di questo strumento e ha tolto il modulo con cui si chiedeva l’approvazione e una quota più alta.

Qui sotto mettiamo in fila che cosa è cambiato davvero, che cosa resta uguale e che cosa conviene fare se hai un sito di annunci, uno che trasmette dirette video oppure un normale sito WordPress con un plugin che promette l’indicizzazione istantanea. I fatti sono citati dalla documentazione ufficiale; i nostri consigli sono segnalati come tali.

Cosa dice Google: i fatti

La voce nel changelog di Search Central

Il registro degli aggiornamenti della documentazione riporta alla data del 16 ottobre una voce intitolata “Updating the Indexing API quota page”. La spiegazione è di due righe: la pagina delle quote è stata aggiornata “per riflettere i limiti e la procedura attuali”, con lo scopo di documentare i limiti in vigore e “rimuovere un modulo obsoleto”.

Updated the Indexing API quota page to reflect the current quota limits and process. […] To document the current quota limits for the Indexing API and remove an outdated form.

Google Search Central, Latest documentation updates, 16 ottobre 2026

Non c’è un post sul blog ufficiale e Google non dice da quando il modulo non veniva più usato, né quale sia oggi la procedura per ottenere più richieste.

La nuova pagina delle quote

La pagina Quota and pricing information, con data di aggiornamento 16 ottobre 2026, ora è molto corta. Contiene una tabella con tre limiti predefiniti, un rimando alla Google API Console per vedere la propria quota e una riga sul prezzo: l’uso dell’API è gratuito.

LimiteValoreChe cosa conta
DefaultPublishRequestsPerDayPerProject200 al giornoRichieste all’endpoint publish, sia URL_UPDATED sia URL_DELETED. Si azzera a mezzanotte, ora del Pacifico.
DefaultMetadataRequestsPerMinutePerProject180 al minutoRichieste di sola lettura all’endpoint getMetadata.
DefaultRequestsPerMinutePerProject380 al minutoTutte le richieste, su tutti gli endpoint.

Google precisa che la quota giornaliera si azzera a mezzanotte, ora del Pacifico, e che quindi una nuova quota può richiedere fino a 24 ore per diventare effettiva. Per chi lavora dall’Italia, mezzanotte sulla costa del Pacifico corrisponde di solito alle 9 del mattino.

Che cosa è sparito

La versione precedente della pagina diceva che l’API offriva una quota iniziale “per i test” e che per l’uso reale serviva un’approvazione aggiuntiva. Una sezione intitolata “Request quota and approval” rimandava a un modulo e avvertiva che la quota poteva aumentare o diminuire in base alla qualità dei documenti inviati. Tutte queste frasi non ci sono più.

Le modifiche non riguardano solo la pagina delle quote. Il Quickstart non elenca più “Request approval and quota” tra i passaggi iniziali e non contiene più il paragrafo che confrontava API e sitemap. Anche la pagina sull’uso dell’API ha perso le note che parlavano di quota per i test, con la stessa data di aggiornamento. Il changelog, però, cita soltanto la pagina delle quote.

Che cosa resta uguale

Il punto più importante non è cambiato. Il Quickstart lo dice ancora in modo esplicito: l’Indexing API può essere usata solo per pagine con dati strutturati JobPosting oppure BroadcastEvent inserito in un VideoObject, cioè annunci di lavoro e dirette video.

All submissions through the Indexing API undergo rigorous spam detection. Any attempts to abuse the Indexing API, including the use of multiple accounts or other means to exceed usage quotas, may result in access being revoked.

Google Search Central, Indexing API Quickstart

Restano anche i controlli antispam e il divieto di aggirare i limiti con più account. Anche i numeri sono quelli di prima: gli stessi valori erano già documentati nel settembre 2024. Nella guida ai dati strutturati JobPosting, inoltre, Google continua a consigliare l’Indexing API al posto della sitemap per gli URL degli annunci.

Le domande ancora aperte

Google ha chiarito i limiti, ma non le conseguenze pratiche. Già a settembre alcuni gestori di portali di lavoro aspettavano da mesi una risposta alle richieste di approvazione. La documentazione oggi non spiega che fine fanno quelle richieste, né se un progetto mai approvato possa usare la quota predefinita per annunci reali.

C’è poi una differenza tra documentazione e console. Un nuovo service account riceve ancora 200 richieste al giorno, e per qualche giorno il collegamento per chiederne di più è rimasto visibile solo nella Google API Console; il 19 ottobre anche quel collegamento risultava sparito. Il risultato è che il limite di 200 notifiche al giorno è scritto nero su bianco, ma nessuna pagina ufficiale spiega più come superarlo.

Finché Google non pubblicherà una procedura, conviene considerare 200 richieste al giorno come il tetto reale per ogni progetto.

Cosa cambia nella pratica: tre casi

Da qui in avanti entriamo nel campo dei consigli. Google non ha spiegato la nuova procedura, quindi le indicazioni che seguono partono da ciò che la documentazione dice oggi.

Un portale di annunci di lavoro

Pensiamo a un portale regionale che pubblica 150 annunci al giorno e ne chiude più o meno altrettanti. Ogni pubblicazione e ogni rimozione consumano una richiesta, quindi 150 nuovi annunci e 150 chiusure fanno 300 notifiche: oltre il limite di 200. Prima si poteva almeno sperare nel modulo; oggi non esiste una strada documentata.

Il nostro consiglio: dai la priorità alle notifiche che contano di più. Le rimozioni degli annunci scaduti evitano che i candidati finiscano su pagine chiuse, quindi conviene non trascurarle. Tieni comunque aggiornata la sitemap con la data di modifica, così Google ha un secondo modo per scoprire le pagine, e marca gli annunci scaduti anche nel markup con la data validThrough. Controlla nella Google API Console la quota reale del tuo progetto prima di cambiare il codice: è lì che Google ti rimanda.

Un sito che trasmette dirette

Una piccola emittente locale che trasmette in streaming le partite del campionato dilettanti ha un problema simile: la diretta vale finché è in corso. Qui i volumi sono quasi sempre bassi, e 200 richieste al giorno bastano e avanzano.

Il nostro consiglio: verifica che le pagine delle dirette abbiano davvero il markup BroadcastEvent dentro VideoObject. Senza quel markup la pagina non rientra tra quelle ammesse e le notifiche non hanno senso.

Un sito WordPress con un plugin di “indicizzazione istantanea”

È il caso più frequente tra i nostri lettori. Esistono plugin che usano l’Indexing API per inviare a Google ogni nuovo articolo, pagina o scheda prodotto. Un e-commerce di abbigliamento che invia così le sue schede non sta usando lo strumento per lo scopo previsto: quelle pagine non hanno markup JobPosting né BroadcastEvent.

Il nostro consiglio: se il tuo sito non pubblica annunci di lavoro o dirette video, disattiva l’invio tramite Indexing API. La rimozione del modulo non apre l’API a tutti, i controlli antispam restano e Google scrive chiaramente che l’accesso può essere revocato. Per articoli e prodotti la strada resta la solita: sitemap aggiornata, collegamenti interni e, per singoli URL urgenti, l’ispezione URL di Search Console.

Checklist per chi usa l’Indexing API

  • Controlla nella Google API Console la quota effettiva del tuo progetto.
  • Verifica che ogni URL inviato abbia markup JobPosting oppure BroadcastEvent in un VideoObject.
  • Conta le richieste giornaliere: pubblicazioni e rimozioni contano entrambe.
  • Ricorda che il contatore si azzera a mezzanotte, ora del Pacifico.
  • Usa le richieste batch per ridurre le connessioni: il Quickstart ammette fino a 100 chiamate in una sola richiesta HTTP. Ogni chiamata, però, conta comunque nella quota.
  • Mantieni la sitemap completa e aggiornata come canale di riserva.
  • Non creare più progetti o account per moltiplicare la quota: è proprio il comportamento che Google indica come abuso.
  • Segui il changelog di Search Central: se arriverà una nuova procedura, sarà annunciata lì.

Cosa non cambia

Per la grande maggioranza dei siti italiani, cioè blog, siti aziendali e negozi online, non cambia niente: l’Indexing API non era uno strumento pensato per loro prima e non lo è adesso. Non c’è nemmeno un legame con lo UGC Fresh Data Program di cui abbiamo parlato pochi giorni fa: Google descrive quel programma come una pipeline separata dall’Indexing API.

In breve

  • Il 16 ottobre 2026 Google ha riscritto la documentazione dell’Indexing API e ha tolto il modulo per chiedere approvazione e quota.
  • I limiti predefiniti restano 200 notifiche al giorno, 180 letture al minuto e 380 richieste totali al minuto per progetto; l’uso è gratuito.
  • L’API resta limitata alle pagine con JobPosting o BroadcastEvent, con controlli antispam.
  • Google non ha spiegato come si ottenga oggi una quota più alta.
  • Chi usa l’API per articoli o prodotti dovrebbe smettere: non era consentito prima e non lo è ora.

Fonti